La settostomia atriale è una procedura interventistica che si esegue in sala di emodinamica e consente di creare un piccolo difetto a livello del setto interatriale. La procedura prevede la perforazione del setto interatriale con cateteri appositi (tecnica di Brockenbrough) e la successiva progressiva dilatazione con cateteri a palloncino di diametro crescente sino ad ottenere una riduzione massima della saturazione sistemica di ossigeno del 10%.
Scopo della settostomia atriale è la creazione di un passaggio di sangue dall’atrio destro all’atrio sinistro che determina una riduzione delle pressioni di riempimento del ventricolo destro e un aumento della portata cardiaca sistemica; la desaturazione del sangue arterioso legata al passaggio di sangue non ossigenato nella circolazione sistemica viene parzialmente compensata dall’aumento del trasporto sistemico dell’ossigeno. Clinicamente la settostomia atriale è in grado di determinare una riduzione di segni clinici e sintomi di scompenso cardiaco e un miglioramento del profilo emodinamico e della capacità di esercizio. Il ruolo di tale procedura nel trattamento della IAP è tuttora incerto in quanto l’efficacia è stata documentata solo in piccole casistiche e case report. Attualmente la procedura viene riservata a pazienti severamente compromessi (scompenso cardiaco refrattario, sincopi ricorrenti) nonostante la terapia medica massimale e in genere rappresenta un trattamento di bridge (ponte) al trapianto polmonare. In alcuni paesi, come il Messico, dove non vi è disponibilità di trattamenti medici efficaci (in quanto troppo costosi), tale procedura viene utilizzata più frequentemente rappresentando la sola possibilità terapeutica per i pazienti compromessi.
Bisogna sottolineare che la settostomia atriale è un intervento molto delicato che viene eseguito in pazienti severamente compromessi e, per tali ragioni, va effettuato esclusivamente in centri con esperienza riconosciuta sia nel campo della emodinamica interventistica sia nel campo dell’IAP.


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