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Ossigenoterapia
L’ossigenoterapia è indicata solo in un numero relativamente ristretto di pazienti affetti da IAP. L’ipossiemia (ridotta concentrazione di ossigeno nel sangue) a riposo è in genere di grado lieve e viene per lo più documentata nelle forme più severe o nei pazienti con IAP associata a difetti intracardiaci congeniti; in questi ultimi l’ipossiemia è legata al passaggio di sangue venoso, non ossigenato, nella circolazione sistemica ed è refrattaria all’aumento dell’ossigeno inspirato. In alcuni pazienti è possibile osservare la comparsa di ipossiemia durante l’esercizio e ciò è legato alla presenza di pervietà del forame ovale che permette il passaggio del sangue venoso nella circolazione sistemica (analogamente a quanto accade nelle forme di IAP associate a cardiopatie congenite). Nella maggior parte dei casi quindi la somministrazione cronica di ossigeno non determinerebbe benefici sostanziali e si ritiene che sia indicata solo quando è in grado di mantenere la saturazione arteriosa in ossigeno al di sopra del 90%. La somministrazione di ossigeno richiede piccoli serbatoi portatili detti stroller collegati a mascherina od “occhialini nasali”. Gli stroller permettono ai pazienti di uscire di casa e muoversi liberamente e hanno un’autonomia di alcune ore (a seconda del volume). In generale i pazienti in ossigenoterapia cronica dispongono anche di un serbatoio di grosse dimensioni che viene tenuto in casa che serve a ricaricare gli stroller o a somministrare direttamente l’ossigeno.


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